MAURIZIO EUFEMI

eletto al Senato della Repubblica - per la Provincia di Torino - Collegio n. 7

Vice Presidente Vicario Gruppo UDC (CCD-CDU-DE)

Intervento al III congresso UDC

Care Amiche e Cari amici del Congresso,
Cari Delegati,

Non vorrei che dopo la relazione del Segretario Cesa, condivisibile, il congresso possa essere considerato concluso e non ci soffermassimo d una riflessione dei temi del Paese.

l’appuntamento odierno rappresenta una importante tappa nel processo di consolidamento dell’UDC, non rituale, ma  importante momento democratico per definire la linea politica e gli assetti del partito che dovranno interpretarla.

I congressi meglio farli che non farli affatto e noi preferiamo rispettare questi adempimenti democratici.

Dico subito che la relazione del Segretario nella sua equilibrata impostazione mi ha convinto.
Ha sgombrato dubbi e perplessità rispetto alla posizione del Partito, alla sua collocazione, alle sue prospettive.
Dobbiamo essere grati a Casini per i traguardi raggiunti, a Cesa per l'impegno assunto in una fase difficile, a Rocco Buttiglione per le sue sollecitazioni alla riflessione.

Ma dobbiamo essere anche grati a tutti voi qui presenti  che avete creduto in questo progetto, vi siete  impegnati, lo avete difeso rispetto agli attacchi che tendevano ad impedirne la realizzazione, senza cedere alle lusinghe del potere, né alle sirene di più comode posizioni, evitando il surfismo della politica, di quelli cioè che cavalcano l'onda delle convenienze.

Non siamo la sardina bianca come titolava un quotidiano odierno.

E veniamo a noi.

Il Partito ha oggi più forza, sia nei consensi elettorali che nella società.

La nostra sfida è superare un bipolarismo ormai dannoso per il Paese.
Al tempo stesso va sottolineato come il  Governo Prodi è come paralizzato, e dunque incapace di governare, di assumere decisioni nell'interesse del paese, ma solo di gestire il potere.

Il Paese non può reggere lo stress di uno scontro infinito.

Abbiamo avuto il coraggio di assumererci responsabilità come il voto sull'Afganistan e al tempo stesso di proporre un governo di tregua, di responsabilità istituzionale per fare uscire il paese dalla crisi istituzionale e soprattutto dalla crisi del bipolarismo, una crisi ormai certificata.

Quella scelta operata per responsabilità e per la credibilità internazionale del Paese non è replicabile.

Abbiamo guardato a far uscire il Paese dalla crisi istituzionale e soprattutto da un bipolarismo ormai consumato, che ha accresciuto il numero dei partiti.    

Questa posizione ha avuto difficoltà di comprensione.

Sono convinto che le contraddizioni della maggioranza non tarderanno a esplodere: dalla politica estera alla economia, dai servizi pubblici locali all'uso del cosiddetto tesoretto.
Su tali scelte  non ci potrà essere essere alcun soccorso.

In questo congresso dobbiamo guardare la situazione con senso di responsabilità.  

Dobbiamo allora evitare divisioni, ma nella chiarezza.

Bene ha fatto Cesa ha chiarire la nostra posizione.

Dobbiamo salvaguardare la unità del Partito che  è per noi il bene più prezioso.

Sarebbe rovinoso se, per il bene istituzionale, ciò determinasse una rottura interna, rispetto alla nostra naturale collocazione di centrodestra, come era nel progetto fondante dell'UDC e nel nostro manifesto dei valori, finendo per ritrovarci tra i marosi di Scilla e Cariddi, sottoposti quindi agli attacchi della destra e della sinistra.

Rimane il nodo delle alleanze.

Questo non ci deve impedire di affermare che la politica economica del Governo Berlusconi non è stata immune da errori.
 
Abbiamo bisogno di agire con la necessaria prudenza senza fughe in avanti, solo così potremo raggiungere risultati adeguati ad una opinione pubblica che ci dimostra interesse e risultati politici adeguati alla nostra forza.
 
Abbiamo posto la esigenza di puntare sulla difesa dei valori fondamentali della famiglia e della vita. Come non vedere che è in atto un aggressione concentrica su questi temi attrraverso il testamento biologico come mezzo per mascherare la eutanasia, con i Dico per affermare le unioni omosessuali da cui verranno
le adozioni e la famiglia della terza specie.

Si vogliono tutelare i desideri, che non sono diritti.
 
Vogliono perfino cambiare il cognome delle nostre famiglie perché l'obiettivo è cancellare le nostre radici.  

C'è il problema della famiglia. È la grande questione del Paese.

Sosteniamo senza remore e in ogni sede dunque Angela Merkel, così come nelle prossime presidenze slovena e portoghese, nel suo coraggioso impegno per un piano di azione per affermare una Alleanza per la Famiglia. Fino al 2015 si apre una finestra di opportunità per rimuovere il basso livello di natalità, per superare l'inverno demografico dell'Italia e dell'Europa, con pesanti riflessi sulla spesa pubblica,
alcuni numeri:

il tasso di natalità passa dall'1,31% all'1,40%
le aspettative di vita da 77,3 anni a 82,8 anni
il tasso di dipendenza per gli anziani sopra i 65 anni passa da 28% a 63%
la spesa pubblica passa da 14,2 al 15,9 nel 2040
il vincolo di bilancio passa da 4 attivi e un pensionato a 2 a 1

I prossimi anni saranno decisivi
Non restiamo inerti.

Un partito come il nostro ha il dovere di assumersi responsabilità chiare sia per il presente che per il futuro. Dovremo essere dunque indisponibili ad alleanze organiche senza questa scelta.

Sostenere il progetto di costituzione europea con chi ci sta. L'Europa non può rimanere paralizzata, senza regole, senza un Parlamento  democratico e trasparente. Non possiamo pensare che sulle questioni vitali sia governata dai commissari imposti dai governi e senza alcuna legittimazione.

Né possiamo condividere l'idea mastelliana di fare il listone di centro per le elezioni europee nel 2009. No. Sarebbe troppo comodo per lui. Godere dei vantaggi della posizione di governo con le scelte condivise con l'ultrasinistra e poi cercare di intercettare il voto di centro.

Sappiamo bene che per raggiungere questo obiettivo è necessario un accordo politico. Non possiamo pensare di avere una doppia penalizzazione.
Credo che noi dobbiamo stare dentro il nostro manifesto dei valori che fanno parte dei pilastri del partito. Dobbiamo stare nella linea del PPE che è quella che meglio si coniuga con il sistema elettorale che vogliamo, che mette in difficoltà il leaderismo di Forza Italia, che completa la maturazione di AN e ci pone come protagonisti

Ieri alcuni delegati si sono soffermati sugli enti locali.

Veltroni è arrivato a chiedere i pieni poteri dopo quelli sul traffico anche per l'edilizia. Mi sembra troppo. Non abbiamo sentito una parola neppure da chi, la Regione,  verrebbe spogliato di quei poteri. Ecco gli effetti di giunte delle stesso colore e non bilanciate. Altro che pieni poteri. C'è bisogno di cessione di poteri alle circoscrizioni, ai municipi in una visione sturziana della politica e non quella dei pieni poteri tipica degli eredi del centralismo democratico. Ma di questo nessuno più parla.

Forse è il momento di chiarire sui servizi pubblici locali quanto vanno sostenendo il finto liberalizzatore Bersani e Lanzillotta che sposta al 2011 le gare, quindi alla successiva Legislatura.

La colonizzazione straniera avrebbe determinato conseguenze possibili negative sui consumatori italiani tenendo tariffe più convenienti nei paesi di origine remunerandosi sul nostro mercato a svantaggio dei nostri utenti.

Il mercato è competitivo se esistono i competitor e non i monopoli.

La riforma proposta, facendo finta di richiamarsi alle liberalizzazioni del settore pubblico enti locali in realtà leggendo congiuntamente il testo Lanzillotta, e gli emendamenti del Governo hanno unico scopo di cancellare sia la data del 31 dicembre 2006 prevedendo un ulteriore regime transitorio fino al 2011 nel quale tutti gli affidamenti compresi quelli illegittimi rimarrebbero in piedi.

Tralascio la vicenda Telecom che fa il paio con le false liberalizzazioni.
Dobbiamo essere chiari sulle Fondazioni bancarie e lo dico soprattutto all'amico Volontè e all'amico Tabacci.

Si mitizzano le fondazioni. E' ora di fare chiarezza. Non possono andare oltre la missione istituzionale con interventi nei sindacati di controllo delle banche  che sono più di potere che di non profit. Dobbiamo essere contrari a consorterie. Se rispondono alle comunità locali, agli stakeholder non si capisce perché debbano assumere partecipazioni rischiose e estranee alla loro mission come nel caso di f21.  

Dobbiamo difendere il sistema delle banche popolari e soprattutto il loro modello per il ruolo che hanno nel sistema economico italiano nella vicinanza con le famiglie, nel sostegno alle piccole e medie imprese, alla crescita dei distretti industriali.  
Non ci può essere la difesa della italianità a seconda delle convenienze.

Sta affiorando un nuovo capitalismo di stato più pericoloso  di quello dello Stato imprenditore perché mimetizzato e senza regole, perché quello rispondeva al Parlamento. Sta emergendo un capitalismo regionale attraverso le multiutilithy regionali. Si sta affermando un sistema bancocentrico per il ruolo invasivo delle banche.  

Cari delegati,

E’ venuto il momento di fare scelte precise sul futuro dell'Europa, sui valori della famiglia, sul sistema elettorale, sulla nostra posizione politica negli schieramenti politici e scelte chiare, soprattutto coerenti affinchè in questo congresso nazionale possiamo determinare nella unità la linea politica per affrontare le sfide del futuro.

Un partito che guarda al futuro e che ha grandi potenzialità di crescita, che saprà sfruttare al meglio se si aprirà all'esterno, ai movimenti, alle categorie, alle associazioni, dando rilievo alla loro rappresentanza e alla capacità di interloquire con la società civile più di quanto possa fare un semplice iscritto. Una rappresentanza aperta che superi il tesseramento che sappia coniugarlo in senso dinamico. Un partito che non deve avere paura di  aprirsi.

Una unità che non può però essere sacrificata sull’altare della mancanza di chiarezza della linea politica. Sono contrario ad ogni ipotesi di condizionamento della segreteria politica che verrà.
Un partito del 7 per cento non si può permettere questi lussi. Dobbiamo far prevalere l'unità. Al segretario dobbiamo dare ogni sostegno, perché saremo chiamati a prove difficili. Dobbiamo essere pronti anche a sbagliare, come ripeteva Moro ,  ma nella unità.

Cari amici, cari delegati,

è il momento di fare scelte precise e chiare e soprattutto coerenti affinchè al congresso nazionale possiamo determinare nella unità la linea politica.
Il mio auspicio è che non prevalga la conta dei numeri, ma una chiara linea programmatica.
Siamo chiamati a scelte niente affatto facili.
Il mio auspicio è che prevalga il modello del PPE un modello alternativo alla sinistra. Lavorare in quella direzione non arrendersi alle difficoltà.

La linea politica che questo congresso determinerà dovrà essere responsabilmente portata avanti da una squadra coesa, con metodo democratico, senza sbandamenti senza oscillazioni, senza fughe in avanti per rassicurare il nostro elettorato,  e dunque capaci di iniziare una rotta senza incertezze, capace di affrontare le sfide del futuro con l'orgoglio del passato.

Vorrei concludere con una citazione  di Aldo Moro.

Lo dico al Presidente Casini. "La posizione di centro non è per nulla comoda e facile, non è una posizione di riposo".

Il centro non è un punto immobile, ma un processo; è un processo faticoso, inesplorato e ricco di incognite. Una posizione di estrema responsabilità e niente affatto comoda. E che vale la pena di affrontare.
 
Vi ringrazio per l'attenzione.

Roma, 14 aprile 2007

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